Inserito il 10/03/2014 10:38

Gilotti (UP): "a rischio chiusura anche raffinerie più efficienti"

Alleghiamo un articolo apparso lo scorso 5 marzo sulla Staffetta Quotidiana, giornale del settore energia.

La crisi della raffinazione e la razionalizzazione della distribuzione carburanti. Sono questi i temi al centro dell'audizione di oggi del presidente Unione Petrolifera, Alessandro Gilotti, in commissione Attività produttive sull'indagine conoscitiva sulla strategia energetica nazionale (vedi allegato). "Le imprese attive nel downstream (raffinazione e distribuzione) in questi ultimi anni hanno chiuso i bilanci con perdite significative, pari a quasi 7 miliardi di euro, di cui circa un terzo nel solo 2013", ha detto Gilotti.

Quanto alla raffinazione, secondo l'UP si tratta di un problema europeo ma più critico nel nostro Paese: dopo la chiusura, o la trasformazione in poli logistici, di ben 4 raffinerie (Cremona, Roma, Marghera e Mantova), oggi in Italia tutte quelle rimanenti sono ancora "a rischio di sopravvivenza, anche le più efficienti e tecnologicamente avanzate". I motivi sono ormai noti e sono molteplici: dal crollo dei consumi alle normative ambientali europee, "che la Sen sostiene senza una reale analisi costi-benefici e che spesso sono recepite nel nostro ordinamento in modo ancora più rigido". Proseguendo su questa strada - avverte Gilotti - rischiamo di diventare dipendenti dalle forniture estere non solo per il petrolio e il gas, ma anche per i prodotti finiti per autotrazione.

Dunque, "la questione deve essere inserita nell'agenda della prossima presidenza italiana in Europa". A livello nazionale sarebbe, invece, "opportuno intervenire sui tempi delle autorizzazioni e del rilascio dei permessi, che in Italia richiedono fino a 5 anni rispetto ai 6 mesi-1 anno del resto d'Europa, e facilitazioni per chi deve dismettere l'attività (bonifiche)".

L'altro tasto dolente per l'industria petrolifera è quello della distribuzione carburanti: al crollo dei consumi, ancora "più drammatico sulla rete autostradale", in questo caso si aggiunge il peso crescente della fiscalità (che "ha avuto profondi effetti recessivi sulla domanda, amplificando lo 'stacco fiscale' con il resto d'Europa") e la razionalizzazione della rete che non riesce a concretizzarsi: bisogna quindi ridurre il numero dei punti vendita con "misure cogenti" - ha detto Gilotti - e riavviare il percorso iniziato con l'approvazione del ddl collegato alla legge di Stabilità 2014, approvato dal consiglio dei ministri ma mai approdato in parlamento.

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